Anno 2011/2012

Cittadini del mondo:la sfida educativa

 

C’è un dato che dobbiamo accettare, ci piaccia o no: nella nostra società popoli appartenenti a varie culture non possono evitare di vivere insieme.

Tutte le nazioni della vecchia Europa contengono una pluralità di gruppi, ciascuno con la sua concezione del mondo, con la sua cultura, con la sua storia. Davanti a questa varietà di linguaggi, di tradizioni, di riferimenti etici spesso ci sentiamo smarriti e non riusciamo a trovare sentieri per immaginare soluzioni ai molti problemi che questo stato di cose ci propone quotidianamente.

Poi, la nostra percezione è così alterata che spesso riusciamo a vedere solo l’aspetto negativo di questo nuovo mondo.

 La paura, la nostalgia del passato, la scarsa conoscenza delle altre culture ci impediscono di vedere la grande ricchezza di questa situazione storica, che può offrire grandi possibilità. Non si tratta di rinnegare le nostre radici, le nostre tradizioni, non si tratta nemmeno di adeguarci passivamente alle nuove culture. Dobbiamo invece prendere coscienza della nostra identità per poi confrontarci serenamente con l’altro. Senza questo lavoro preliminare su noi stessi non può esserci né reciprocità né riconoscimento, ma solo paura, sottomissione o prepotenza.

 Quale può essere allora un punto di partenza positivo per affrontare questa sfida? Io credo che si debba puntare tutto sull’educazione. Non bisogna però equivocare sulle parole. Per me l’educazione è, come scriveva Ernesto Balducci, “risvegliare nelle coscienze la verità che è dentro le coscienze, in modo che esse diventino capaci di ragionare da sé, di giudicare da sé, di farsi libere in un mondo in cui la libertà è un rischio, una conquista e mai un dato di fatto o un dono radicato”. Educare al rispetto e alla comprensione delle differenze significa insomma costruire un progetto culturale fondamentale, capace di essere il vero collante della società del futuro. Significa immaginare luoghi deputati a questa contaminazione culturale; significa ancora immaginare percorsi formativi innovativi e capaci di leggere la realtà.

 La conoscenza genera rispetto: questa è una grande lezione che ci viene dalla storia. Divenire cittadini del mondo, cioè persone capaci sia di percepire i valori della propria tradizione sia di riconoscere ciò che è diverso, è uno dei progetti più importanti che abbiamo davanti a noi. Ed è un progetto della ragione e del cuore a un tempo, perché il sapere di un cittadino del mondo non è solo un insieme di nozioni, ma è soprattutto un insieme di saperi e di sensibilità capaci di vedere sempre e comunque nell’altro innanzitutto una persona. Il cittadino del mondo sa che le cose che uniscono gli uomini sono più di quelle che li dividono e cerca di lavorare in questa direzione.

 L’educazione diviene così davvero un momento alto ed esigente, capace di coniugare la conoscenza tecnico-scientifica al sapere umanistico, l’educazione alla cittadinanza a quella sociale e antropologica, lo spirito critico alla conoscenza della propria identità.

Troppo? No, onestamente è il minimo. In fondo è in gioco il nostro futuro: non servono scorciatoie.

 

Simone De Clementi